La scelta del partner ed il contratto di coppia

scelta partner

Giulia dice che quando aveva conosciuto Francesco lui non era per nulla la persona che dopo vent’anni si ritrovava ogni mattina a guardare come prima cosa aprendo gli occhi al mondo. Non era così, sempre arrabbiato, sempre polemico, svalutante e concentrato sul proprio lavoro. Dieci anni fa Francesco era un uomo brillante, divertente, che le dedicava sgangherate serenate di mezzanotte sotto il portone e che si ricordava ogni volta dell’anniversario del primo bacio, del suo compleanno. Ora passa le proprie giornate attaccato al cellulare, vivendo una vita virtuale all’interno dei social network lasciando a lei la sensazione di essere la vedova di un’ideale infranto.

Marco ed Elisabetta si sono appena lasciati: dopo aver preso casa insieme su insistenza di lei e dopo mille progetti insieme, tra cui un figlio, una bella mattina, quasi dall’oggi al domani, lei gli aveva rivelato che era da un bel po’ che aveva smesso di amarlo e che mentalmente aveva calato il sipario sulla loro relazione. Da qui al fare le valige ed andarsene Elisabetta ci aveva messo molto poco. Pare che ora giri mano per la mano con il nuovo compagno mentre Marco ancora cerca di capire cosa sia successo: dal suo punto di vista in sei anni non c’erano mai state crisi, mai un litigio, mai un dissenso. Erano sempre filati d’amore e d’accordo. Se c’era da organizzare qualcosa, da una cena ad una vacanza, Elisabetta lasciava ogni volta scegliere Marco adeguandosi sorridendo alle sue proposte. Non un segnale, non un mutamento di condotta. Elisabetta era forse affetta da doppia personalità, ora Marco si chiede piangendo seduto di fronte alla Psicologa? O è lui che è così cieco da non essersi accorto di quello che stava capitando proprio sotto ai propri occhi?

Il contratto di coppia

Sarà capitato a molti di voi di essere nei panni di uno dei quattro protagonisti dell’introduzione del mio articolo: vi trovate un partner, vi piacete reciprocamente e la storia prende il via. Ad un certo punto però la storia finisce per incagliarsi su degli scogli a volte insormontabili: in alcuni casi, dopo un bel po’ di manovre, la barca riesce a tornare in mare un po’ ammaccata, altre volte deve chiamare i soccorsi per farsi tappare una falla fatale, altre ancora finisce per colare a picco miseramente trascinando i suoi abitanti giù con sé negli abissi del Mare della Separazione.

Spesso capita che uno dei due abbia già una scialuppa o un giubbotto di salvagente nella tasca con cui mettersi in salvo (un nuovo partner, risorse esterne alla coppia estremamente valide e supportive) senza troppe difficoltà mentre l’altro si sente morire annegato nella disperazione dell’abbandono, passando un periodo più o meno intenso di sofferenza che sul piano psicologico assume tutte le caratteristiche tipiche dell’elaborazione del lutto implicando la fine di una storia la cessazione di una relazione affettiva da cui veniva tratto supporto e beneficio emotivo.

Molto spesso la crisi, seppure con modalità diverse e strettamente individuali, coinvolge invece entrambi gli attori della coppia ed il loro prodotto ossia la coppia stessa: c’è la volontà comune di andare avanti seppure nel presente non si riesca più a vedere nell’altro che una fonte di sofferenza e fastidio.

Sia nella pratica clinica individuale sia di coppia una quota del lavoro psicologico è dedicata alla ricostruzione delle modalità con cui la coppia si è costituita: senza stare a scomodare i cosiddetti “pre-nup” tipici delle facoltose famiglie americane ogni coppia quando si costituisce in maniera relativamente stabile finisce per firmare a propria insaputa una sorta di “contratto”.

Una parte di esso, la cosiddetta parte esplicita del contratto, si basa sulla condivisione e l’accordo su aspetti pratici del quotidiano: chi di noi due lavorerà o se lavoreremo entrambi, andremo o meno a vivere sotto lo stesso tetto, compreremo casa o la affitteremo, avremo o meno un figlio e così via.

Una parte di esso invece, che risulta spesso determinante nel ricostruire con il singolo e con la coppia tanto le ragioni della scelta del partner quanto del successivo scompenso in termini di crisi, è tutta implicita e riguarda una sfera della vita emotiva strettamente attinente ai bisogni ed alle modalità con cui ciascuno di noi è abituato a dare e ricevere affetto ed amore. Essa infatti arriva direttamente dai cosiddetti modelli operativi interni che si costituiscono nella fase precoce della vita, specialmente nel corso dei primi tre anni: sono modelli infatti che arrivano dalle esperienze relazionali ripetutamente maturate nella storia di attaccamento/accudimento con le figure di riferimento adulto dell’epoca.

Mandati e miti familiari possono infatti comportare l’assegnazione di ruoli funzioni e compiti che attengono al mantenimento di un equilibrio affettivo allargato relativo ad una o entrambe le famiglie di origine del partner” (F. Monguzzi)

La scelta del partner: a quale gioco giochiamo?

Così, per fare un esempio, ci sono coloro che “con il lanternino” cercano (e finiscono per trovare) partner indifferenti che sistematicamente confermano la propria idea di sé, già esistente di fondo, come di qualcuno di poco importante; altri, trovano partner “bimbi” da crescere e da accudire.

Quanto io mi ritengo amabile per come sono? Cosa posso aspettarmi dall’altro? Come sono abituato a sentirmi trattato dalle persone che mi sono vicine emotivamente?

Senza essere mai coscienti queste mappe mentali finiscono però per orientare la scelta del partner ed il “patto implicito” su cui la coppia si struttura e si mantiene. Vi faccio un esempio: in una coppia centrata su tematiche di tipo fobico frequentemente uno dei due partner gioca il ruolo spaventato, debole e fragile mentre l’altro gioca il ruolo della “spalla” solida su cui contare. Accade frequentemente di osservare che successivamente ad un percorso psicoterapico di successo il partner depositario di sintomi clinici raggiunga un buon livello di benessere ed autonomia nel quotidiano mentre quasi “magicamente” “l’altro” inizi a mostrare segni di disagio emotivo. Privato del ruolo implicitamente assegnatosi ed assegnato dall’altro all’inizio della storia ecco che il patto inizia a traballare pericolosamente, così come il proprio senso identitario all’interno della coppia.

Ciascuno dei due membri della coppia finisce quindi per sposare nell’altro alcune caratteristiche ben specifiche e fa sposare all’altro alcune specifiche parti di se stesso. Ecco perchè raramente la scelta di un partner in una storia “importante” è un processo di natura casuale: già dai primi momenti di conoscenza reciproca, attraverso per lo più il canale non verbale, ognuno presenta all’altro parti di se stesso ben precise che l’altro può o meno riconoscere, validare ed accettare.

E’ una sorta di attenzione selettiva a particolari dettagli del partner piuttosto che ad altri: gli “occhiali” con cui viene letto e decodificato il partner però attengono strettamente alla struttura personologica di quell’individuo. Alcuni potranno essere colpiti da qualcuno che appare estremamente sicuro di sé e che si trova a proprio agio al centro della scena, altri potranno provarne repulsione o diffidenza. Alcuni noteranno chi “fa tappezzeria” con tenerezza e curiosità, altri li riterranno “degli sfigati”. Alcuni si faranno colpire da un corpo esteticamente ineccepibile, altri potrebbero ritenere quella persona superficiale e sciocca perché troppo concentrata sull’estetica. Alcuni potrebbero sentirsi a proprio agio in maniera profonda con qualcuno che dia la sensazione di essere una “roccia solida su cui contare”, altri, magari abituati a “giocare” lo stesso ruolo, potrebbero desiderare qualcosa di diverso.

Ricostruire quindi con la persona la propria “carriera affettiva” può pertanto essere per l’individuo una modalità cardine con cui scoprire quali parti di sé ogni volta metta in gioco nella scelta del partner e quali parti dell’altro abbia privilegiato a scapito di altre. Per quella che è la mia esperienza clinica non è infatti infrequente ritrovare un filo rosso che unisce le diverse storie sentimentali importanti.

Lungi dal ritenere che ogni storia sia solamente una mera fotocopia della precedente, ritengo invece che aiutare la persona a diventare consapevole degli occhiali con cui è implicitamente abituato a leggere il mondo sia l’unico strumento possibile per uscire dalla sensazione drammatica di essere vittima inerme delle proprie continue sfortune sentimentali.

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