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Quando siamo presi dal vortice dei nostri problemi ed abbiamo la sensazione di non essere più padroni di noi stessi; quando non riusciamo più a scegliere cosa fare della nostra vita; quando le cose belle della nostra esistenza e le persone per noi importanti perdono di importanza allora…E’ il momento di fermarsi e di fare chiarezza chiedendo un aiuto specialistico.

Scopo del lavoro psicologico è promuovere la salute ed un maggiore livello di benessere dell’individuo restituendogli la propria autenticità, aumentando la comprensione di sé e la capacità di mettersi in gioco in prima persona nelle proprie scelte individuali consentendogli di “riconoscersi in maniera stabile, di progettarsi e di dare un senso a sé ed al proprio rapporto con il mondo, nonostante le trasformazioni cui va incontro durante il ciclo di vita” (B. Nardi, 2007).

Nel mio approccio teorico faccio riferimento al Modello Cognitivo Costruttivista: quello che mi ha da subito colpita di questo approccio è che secondo questo modello non esiste una realtà esterna oggettiva, bensì esiste una realtà differente a seconda degli “occhiali” indossati da ciascuno per “leggere” il mondo. Ciò implica che non esiste una verità assoluta e ognuno è l’unico esperto di se stesso e attore del proprio cambiamento. Adottare tale approccio significa porre attenzione al significato che ciascuno dà ai propri sintomi e alle proprie difficoltà, contestualizzando il disagio all’interno della storia personale e dando valore alle emozioni e ai vissuti soggettivi. Questo implica quindi mettere il cliente/paziente in una posizione di responsabilità assoluta essendo lui l’unico detentore assoluto dei propri significati e delle proprie personalissime letture del mondo. Nel percorso psicoterapeutico questo quindi comporta che sia il terapeuta che il cliente abbiano un ruolo attivo, ognuno con le sue specifiche competenze e con le sue risorse e che nel setting terapeutico possa respirarsi un clima sereno e fiducioso dove sia possibile collaborare in maniera cooperativa per un progetto comune.Bruno Bara

 

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